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Alla fine dell'Ottocento il sistema produttivo dell'industria metallurgica lecchese era così configurato: al vertice stavano le fucine grosse in cui, abbandonata definitivamente la produzione di ghisa per quella più conveniente del riutilizzo del rottame, venivano preparati i taglioli destinati alle trafilerie (circa 2000 tonnellate di materiale nel 1872, alle quali si aggiungevano altre 800 tonnellate provenienti dal Nord Italia e dall'Inghilterra). Oltre l'80 per cento dei taglioli veniva convertito in vergella dal laminatoio Badoni in località Castello e, dal 1873, anche dal laminatoio di Malavedo.

La "Giuseppe Badoni & Comp.", fondata nel 1850 dalla collaborazione tra la famiglia lecchese Badoni e Giorgio Enrico Falck, costituiva l'unica "grande azienda" presente sul territorio; una realtà che si integrò nello specifico sistema economico senza sconvolgerlo, attuando un rapporto dialettico con le altre imprese medio-piccole.

La diffusione dei forni a puddler e a souder, l'introduzione della torba quale combustibile in sostituzione del carbone di legna, la diffusione di processi meccanizzati in molte fasi della produzione, sono solo alcune delle più rilevanti novità che furono realizzate da questa famiglia di industriali lecchesi nei loro stabilimenti; a loro va soprattutto il merito di avere fortemente stimolato l'intero contesto industriale della zona, imponendo una decisa modernizzazione delle procedure di lavoro ed una apertura alle collaborazioni fra le varie realtà del settore metallurgico.

Nel 1873 veniva fondata la Società Laminatoio in Malavedo: promotori Giorgio Enrico Falck e due famiglie di trafilieri, Bolis e Redaelli. La società era caratterizzata da un modello cosiddetto "a tripode": comune la fase iniziale del processo produttivo, cioé della produzione del metallo e delle prime lavorazioni a caldo; per il resto massima libertà ai comproprietari ad utilizzare a fini commerciali o industriali il materiale a disposizione. Delle 1.500 tonnellate annue di vergella laminata, 400 venivano acquistate e trasformate negli stabilimenti Redaelli, altra famiglia "storica" dell'industria metallurgica lecchese, che progressivamente riuscì a polarizzare attorno alla propria attività tutto l'artigianato minore della Valsassina, organizzando anche una moderna rete commerciale a livello nazionale.

Nel 1896, con la costituzione della Società Anonima Ferriere del Caleotto, si concretizzava un'altra idea del Falck: porre fine alla frammentazione e all'individualismo e realizzare il primo stabilimento italiano specializzato nella produzione di vergella; dagli iniziali tre promotori (Francesco Airoldi, Enrico Bonaiti e Giacomo Gerosa), ben presto si passò ad oltre una ventina di soci, tutti trafilieri, che intuirono in questo progetto la possibilità concreta di poter realizzare in proprio la materia prima necessaria all'attività delle loro aziende, senza dover ricorrere all'importazione dall'estero.

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